Jimmy Carter nacque il 1° ottobre 1924 nella piccola cittadina georgiana di Plains da una famiglia modesta, proprietaria di un’azienda di arachidi. Negli anni Quaranta, si laureò in ingegneria e si arruolò nella Marina degli Stati Uniti, dove prestò servizio fino a quando la morte del padre lo costrinse a ritornare a Plains per prendere le redini dell’azienda di famiglia nel 1953. Si presentò come outsider alle elezioni del 1976 contro il repubblicano Ford, anche se in realtà non era affatto estraneo al mondo politico: era stato, infatti, eletto nel Senato della Georgia nel 1963 e fu Governatore della Georgia dal 1971 al 1975. Venne eletto Presidente degli Stati Uniti d’America – il trentanovesimo – nel 1976 e il suo unico mandato alla Casa Bianca durò dal 1977 al 1981, quando nella seconda tornata elettorale delle presidenziali venne sconfitto dal Repubblicano Ronald Reagan.
Gli anni della sua presidenza non furono affatto facili, in quanto caratterizzati dalla crisi economica che colpì gli Stati Uniti ed il resto del mondo dopo la crisi petrolifera del 1973 e da diverse crisi internazionali. Ebbe il merito di traghettare gli americani fuori da una stagflazione preoccupante, caratterizzata da una crescita economica lenta, da un alto tasso di disoccupazione e da un’alta inflazione. Ciononostante, se per quanto riguarda la situazione economica possiamo riconoscere a Carter significativi interventi che seppero aiutare il ceto medio e potenziare il sistema di welfare, fu la politica estera il vero tallone d’Achille di Carter.
Non che non ci siano stati importanti interventi ed avvenimenti durante la sua amministrazione: possiamo ricordare i trattati per la costruzione del Canale di Panama del 1977 che ponevano fine al colonialismo americano che controllava il Canale dal 1903; gli Accordi di Camp David tra Israele ed Egitto del 1978, firmati alla Casa Bianca, che gettavano le basi per il trattato di pace che seguì nei mesi successivi; l’accordo del 1979 tra USA e URSS di riduzione del numero delle testate nucleari (Trattato SALT II, Strategic Arms Limitation Talks). Tuttavia, furono i fatti di Teheran del 1979 a segnare in maniera negativa la sua presidenza: 52 diplomatici americani vennero fatti ostaggio per oltre un anno all’interno dell’ambasciata statunitense di Teheran da parte di un gruppo di studenti nel corso della Rivoluzione Iraniana. Falliti i tentativi diplomatici di rilascio degli ostaggi, l’amministrazione Carter optò per un intervento armato: il 24 aprile 1980 ebbe avvio l’operazione Eagle Claw (artiglio dell’aquila), che prevedeva l’intervento di 8 elicotteri militari. Ma a causa di eventi imprevisti, tra cui una tempesta di sabbia, l’operazione fallì e la crisi fu risolta solamente grazie al sostegno algerino nel 1981, quando Carter non era più Presidente. Inoltre, occorre aggiungere che il 1979 fu considerato un annus horribilis per Carter anche a causa degli effetti dell’ulteriore crisi energetica, dell’invasione sovietica dell’Afghanistan e dell’incidente nucleare di Three Mile Island in Pennsylvania: tutti avvenimenti che sfortunatamente si verificarono a pochi mesi dalle elezioni del 1980 e che fecero crollare la popolarità del Presidente Carter.
Ad ogni modo, ritengo che oltre alle vicissitudini politiche ed istituzionali di Carter, siano da citare i successi raggiunti come persona. Carter fu attivo fin dai primi anni di politica per la tutela dei diritti umani. Negli anni da governatore, si dimostrò nei fatti fortemente contrario alla segregazione razziale, cosa non scontata in uno Stato come la Georgia in cui i segregazionisti erano ancora tantissimi. Negli anni successivi alla Presidenza USA, fu attivo attraverso diverse fondazioni, in primis la Carter Center a tutela del rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, ma anche a supporto delle popolazioni colpite da calamità o da situazioni di degrado. Queste azioni filantropiche gli valsero il premio Nobel per la pace nel 2002. Con la morte di Carter, gli Stati Uniti perdono non solo l’ex presidente più longevo della storia, ma anche una figura dedita a costruire la pace.