Nella maggior parte dei sondaggi Kamala Harris è data in vantaggio a livello nazionale contro Donald Trump. A fine giugno Donald Trump guidava di 5 punti percentuali, a settembre è indietro di 3 punti.
Tuttavia, sono numeri che potrebbero ingannarci. Kamala Harris, infatti, è avanti nel voto popolare, ma questo non le garantisce di vincere. Proprio come avvenne alla candidata democratica Hillary Clinton, che nel 2016 aveva ottenuto quasi 3 milioni in più di voti popolari rispetto al suo avversario Donald Trump, ma aveva comunque perso le elezioni. Una situazione simile era capitata alle elezioni presidenziali del 2000, con Al Gore che perse contro il Repubblicano George W. Bush, pur avendo mezzo milione in più di voti.
Questo paradosso dipende dalla legge elettorale americana, che fa vincere il candidato che ha ottenuto almeno 270 Grandi Elettori su 538 e non chi semplicemente ha ottenuto più consenso elettorale fra i cittadini. Negli Stati Uniti è come se ci fossero 50 diverse elezioni che, messe insieme, producono il risultato finale. Ogni Stato ha un “peso” che dipende dalla propria popolazione: gli Stati più popolosi sono quelli che assegnano il numero maggiore di Grandi Elettori, pur con delle correzioni matematiche affinché il risultato finale non sia determinato da pochi Stati. Il voto avviene Stato per Stato. Tutti i punti vanno al candidato più votato, non c’è una distribuzione proporzionale: si può vincere anche con un voto di distacco, ma chi vince prende tutti i “punti” di quello Stato. “The winner takes it all” non è solo la canzone degli ABBA.
La gran parte degli Stati sono già praticamente assegnati e non ci si aspettano sorprese. Alcuni sono sempre stati Democratici, altri sono da sempre Repubblicani. Tutto si deciderà, quindi, in quegli Stati in cui l’attuale situazione dei consensi ed i precedenti indicano che il risultato è incerto e che la partita è ancora aperta. Sono detti Swing States, gli Stati in bilico, e sono sei: North Carolina, Georgia, Arizona, Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Le risorse a disposizione dei comitati elettorali, in termini di tempo e di denaro, sono limitate. Ecco perché nelle prossime settimane i due candidati concentreranno praticamente solo in questi Stati la loro campagna. Uno Stato in particolare sembrerebbe decisivo e sarà quello in cui i Democratici faranno più battaglia: si tratta della Pennsylvania, che assegna ben 19 grandi elettori.
Secondo il modello elaborato dallo statistico e giornalista Nate Silver, Kamala Harris è attualmente in difficoltà in Pennsylvania. E, sempre secondo tale modello, complessivamente ad oggi la candidata democratica ha il 47,3% di probabilità di vincere il maggior numero di collegi elettorali contro il 52,4% di Donald Trump.
La corsa è ancora lunga ed in salita per entrambi i candidati. Nessun Partito ha la vittoria in tasca. Ora l’attenzione dei due comitati è rivolta alla preparazione dello “scontro” del 10 settembre, in diretta dal National Constitution Center di Filadelfia, città centrale per la storia costituzionale degli U.S.A. e fortino conteso tra i due candidati alle presidenziali di novembre.
